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Stemma Viterbo
Viterbo – Palazzo dei Papi – Grazie Italia – Business a tavola – Claudio Messina

I primi insediamenti collegabili con la città di Viterbo risalgono al neolitico. In seguito, venne riconosciuta come città dei Papi perché sede pontificia per circa 24 anni; nel tempo Viterbo realizzò il centro storico medievale che oggi è riconosciuto come il più vasto d’Europa.

I piatti tipici di Viterbo

Tra i piatti più rappresentativi troviamo un antipasto come la Panzanella, fetta di pane con crosta tenuta a bagno sotto l’acqua corrente per ammorbidirla, quindi condita con succo di pomodoro spremuto, qualche fettina di cipolla, abbondante olio extravergine d’oliva, sale, qualche foglia di basilico e di mentuccia quindi qualche goccia di aceto o di pepe macinato. A seguire l’Acquacotta, una sorta di minestra preparata con cicoria selvatica di campo, patate, pomodori, mentuccia fresca, peperoncino piccante, servita su pane casereccio raffermo.

La Pignattaccia, preparata con carni bovine di seconda scelta marinate in acqua salata, vino e spezie cotte insieme a patate, sedano, carota, cipolla, pomodori e peperoncino; il bagnone viterbese, un piatto unico consumato dai contadini nei campi, a base di filetto di baccalà insaporito con semi di finocchio, aglio, pepe nero, bacche di ginepro, servito su pane raffermo; la zuppa di ceci e castagne

Tra i dolci troviamo la Cicerchiata, palline a base di farina, uova, zucchero, burro ammorbidito e vino, fritte quindi disposte a montagnola e coperte con zucchero caramellato e miele.

Menzione per i prodotti a denominazione come l’olio Canino DOP, oppure Tuscia DOP, la Castagna di Vallerano DOP, la Patata dell’Alto Viterbese IGP, la Nocciola Romana DOP, il Carciofo Romanesco del Lazio IGP.

I vini di Viterbo

La zona è particolarmente ricca di vini a denominazione tra i quali segnaliamo: Aleatico di Gradoli DOC, Colli Etruschi Viterbesi o Tuscia DOC, Est!! est!! est!! di Montefiascone DOC, Cerveteri DOC, Orvieto DOC, Tarquinia DOC, Civitella d’Agliano IGT e Colli Cimini IGT.

Viterbo ci sorprende per essere una città medievale, di fondazione antichissima, racchiusa da una città moderna. Arrivando in auto infatti colpisce molto lo stacco tra la parte “industriale” e quella antica. Una cosa che notiamo subito è la cura con la quale il centro di Viterbo viene manutenuto. È un piacere passeggiare insieme alle nostre ospiti Marina Costantini e Michela Bernini, per uno dei borghi medievali più estesi d’Europa, passando davanti alla bellissima e maestosa Cattedrale di San Lorenzo, alla Chiesa di Santa Maria Nuova, ammirando il Palazzo dei Papi e le altre strutture cittadine tra cui innumerevoli porte, piazze e fontane.

Nel pomeriggio Marina e Michela ci accompagneranno nella visita all’orto botanico di Viterbo, gestito dall’Università della Tuscia, di cui abbiamo sempre sentito parlare ma non abbiamo mai avuto il piacere di vedere di persona. Scendendo dal Colle del Duomo, seguendo una stretta strada acciottolata, ci fermiamo in un locale per riposarci e iniziare l’intervista. Ordiniamo l’aperitivo e partono le domande.

Marina, da 1 a 10 quanto è utile per te incontrarsi a tavola per fare business? e perché?

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Perché è importante parlare, guardare l’interlocutore e capire anche il linguaggio del corpo… Un momento conviviale.

Credi/ritieni esistano particolari usi, costumi locali nel relazionarsi a tavola? Idem in momenti più “soft” come le pause caffè, gli aperitivi ecc.

Qui nella. Mia zona. Gli usi e costumi sono più o meno del resto del centro Italia. Convivialità, brindisi e aperitivi insieme agli amici.

Se dovessi descrivere la tua città dove vivi tramite il piatto tipico, quale indicheresti? Anche più di uno.

Acqua cotta, è un piatto povero composto da verdure.

Se dovessi descrivere la città dove vivi tramite la bevanda tipica (alcolica o analcolica), quale indicheresti? Anche più di una.

Est est est, vino tipico locale. Bianco, fermo. Anche l’anice, la Sambuca è un liquore tipico.

Michela, puoi descrivere un rito o un’abitudine relativi alla tavola tipici della tua città?

Un’abitudine tipica delle nostre parti è quella di avere sempre il formaggio in tavola. Da noi la caciotta è un cibo tipico a cui siamo legati, viene preparata in molti modi diversi. A me personalmente piace quella aromatizzata al pepe.

Hai una ricetta di famiglia, qualcosa che identifica le tue origini e che condivideresti?

Ogni famiglia ha la sua ricetta di ciambelline all’anice, anche se alla fine differiscono solo nella quantità degli ingredienti. Di base sono fatte impostando lo zucchero, la farina e l’uovo, aggiungendo anice e sambuca. Sono cotte in forno, non fritte.

Concludiamo con un tuo aneddoto Marina, ricordi un momento in cui hai fatto delle scelte a tavola che ti hanno permesso di raggiungere gli obiettivi oppure al contrario, che ti hanno precluso questa possibilità? Puoi descriverle?

Si, in un pranzo tra conoscenti parlando del più e del meno ci siamo imbattuti in discorsi lavorativi e, come spesso succede, ho pubblicizzato con entusiasmo il mio lavoro, che è stato poi il frutto di un rapporto lavorativo durato qualche mese.

Grazie a Marina e Michela per il tempo che ci hanno dedicato, speriamo di reincontrarle presto.

Di seguito alcuni collegamenti utili per approfondire la conoscenza di Viterbo

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