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Stemma Trento
Trento – Panorama – Grazie Italia – Business a tavola – Claudio Messina

Dietro al nome della città di Trento si celano due leggende, una Tridentum (nome assegnato dai Romani) per via dei tre colli che circondano la città e l’altra legata alla presenza di tre fiumi che formano un tridente. Di certo sappiamo che Trento fu un importante snodo viario per la presenza della Via Claudia Augusta, principale via militare verso nord.

La cucina trentina raggiunse l’apice del suo splendore nel corso del 1500 in occasione del Concilio di Trento dove vennero creati piatti come il “pasticcio di maccheroni” e l’utilizzo di molta cacciagione, sia volatili come il gallo cedrone, sia daini, camosci e caprioli, cucinati sui carboni, ma spesso consumati pasticciati con burro, formaggio e latte; da menzionare anche il salmì agrodolce realizzato con la lepre. Non mancavano anche piatti di origine povera come la “minestra d’orzo”. Solo dopo l’annessione al Regno d’Italia è stata introdotta la pasta, tuttavia rimangono piatti come i “canederli” e una buona varietà di gnocchi tra i quali gli strangolapreti, realizzati con spinati o bietole; spatzle o gnocchetti tirolesi. Fra le specialità ricordo lo “smacafam” (torta salata), e il “gröstl”, un piatto realizzato con gli avanzi di carne.

I vini bianchi, come lo chardonnay, offrono ottime espressioni del territorio ma non mancano emozioni anche bevendo i rossi come il pinot nero. Le denominazioni sono diverse e interessanti da provare: Casteller DOC, delle Venezie IGT, Lago di Caldaro o Caldaro DOC, Teroldego Rotaliano DOC, Trentino DOC, Trento DOC, Valdadige DOC, Valdadige Terra dei Forti DOC, Vallagarina IGT, Vigneti delle Dolomiti o Weinberg Dolomiten IGT.

L’incontro di oggi è a Trento, con un nostro stimatissimo collega: Gabriele Conte. Apparteniamo allo stesso network di business referenziale, in cui le relazioni, la credibilità, ma soprattutto la cura della persona con cui si interagisce, sono importantissime. Proprio parlando di questi concetti, che sono i valori base dell’organizzazione, facciamo il passo da Referral Marketing a Referral Tasting e ci trasferiamo in un accogliente locale per un aperitivo prima di pranzo. Gabriele è un ospite d’eccezione e, dopo essersi sincerato delle nostre preferenze ordina, e subito dopo partono le domande.

Gabriele, da 1 a 10 quanto è utile per te incontrarsi a tavola per fare business? e perché?

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Perché è un modo per entrare in sintonia con l’altra parte. Nel momento in cui si è a tavola si sta facendo un’attività comune, che non pone differenze. Quindi è un contesto in cui ci si trova allo stesso livello. Spesso a tavola si intercettano gusti comuni, la conversazione si scioglie e tutto diventa più semplice. La condivisione determina un punto di partenza nella relazione.

Credi/ritieni esistano particolari usi, costumi locali nel relazionarsi a tavola? Idem in momenti più “soft” come le pause caffè, gli aperitivi ecc.

Dal punto di vista locale, un momento sicuramente autentico è quello in cui, a pasto terminato, si gusta una grappa. I distillati rappresentano un prodotto semplice e autentico del nostro territorio, soprattutto nelle zone meno cittadine, dove il momento conviviale è più orientato verso la degustazione di una bollicina Trento Doc. Per quello che mi riguarda, bere un bicchierino di grappa (quelle rare volte) rappresenta un momento in cui si entra in simbiosi con il territorio e con la sua storia. Associo questo prodotto all’immagine di persone anziane e sagge, che tramandano la loro conoscenza, le tradizioni e le esperienze a chi coltiverà quel territorio dopo di loro. Con questa sensazione di contatto con la saggezza ritengo questo uso possa rappresentare un momento assai centrato per curare la relazione a tavola in maniera intensa.

Se dovessi descrivere la tua città dove vivi tramite il piatto tipico, quale indicheresti? Anche più di uno.

La tradizione culinaria trentina è ricca di molti piatti tipici: semplici e rustici. Mi viene naturale indicare il Tortel di Patate (cioè una frittella realizzata con un impasto di patate crude grattugiate) accompagnato da un tagliere di formaggi e affettati tipici del territorio trentino, e con l’insalata giardiniera. Questo è un piatto che mette d’accordo tutti a Trento. Puoi farci aperitivo, pranzo, cena… in qualsiasi situazione tutti i commensali riescono a godere del momento a tavola. Rappresenta la semplicità tipica delle persone del territorio trentino, con i suoi ingredienti umili e procedimento di preparazione facile.

Trento è il capoluogo della provincia ed il centro nevralgico di sviluppo di questo territorio. Gran parte delle attività produttive sono qui concentrate ed anche nel settore dei servizi. Ovviamente senza tralasciare altri centri, altrettanto strategici, presenti nelle varie vali Trentine. Ma il settore sicuramente più importante è quello turistico e ricettivo. Tanti pubblici esercizi oltre a trattare con la popolazione locale, hanno a che fare con turisti provenienti da tutta Europa, spesso interessati ad assaporare gusti e prelibatezze del territorio. Il Tortel è uno dei piatti sicuramente più curiosi e richiesti, presente in tutti i menù dei ristoranti e trattorie che propongono la cucina tradizionale Trentina. Spesso, nei pranzi di business, il Tortel è una delle scelte proposte dal “padrone di casa” trentino, che intende stupire con semplicità il suo ospite a tavola.

Se dovessi descrivere la città dove vivi tramite la bevanda tipica (alcolica o analcolica), quale indicheresti? Anche più di una.

Beh, direi sicuramente lo spumante Metodo Classico Trento Doc. Le Bollicine che specialmente negli ultimi anni, sono diventate un vero e proprio must nei momenti conviviali della città di Trento. E’ un prodotto che fa parlare di sé nel momento in cui cominci a tastarlo con l’olfatto e con il gusto, anche solo immaginando quello che è stato il processo che l’ha portato fino a quel bicchiere. La fermentazione in bottiglia è una delle caratteristiche principali del Metodo Classico, che grazie ad un giovane produttore del mio territorio, Andrea Forti, ho imparato a conoscere con dovizia di particolari. Un’altra bevanda, meno ricercata è il succo di mela. In Trentino, specie in Val di Non, siamo pieni di mele! Ed i produttori locali hanno teso a declinare questo prodotto in diversi modi, anche in bevanda. Questo rappresenta un prodotto genuino del territorio.

Puoi descrivere un rito o un’abitudine relativi alla tavola tipici della tua città?

Un momento assai presente nei pasti Trentini è quello in cui, dopo un’abbondante mangiata, spesso di carne e polenta, l’apice del piacere lo si ha nel pezzettino di formaggio a chiusura. Il buon oste infatti invita i suoi ospiti a questo ultimo rito, spesso anticipando la presentazione del tagliere con formaggi mezzani o stagionati con la frase: “La boca no l’è straca se no la sa de vaca”.

Hai una ricetta di famiglia, qualcosa che identifica le tue origini e che condivideresti?

I canederli in brodo sono una delle ricette che più permangono nella mia memoria. La mia famiglia non ha origini trentine, tuttavia mia madre (ferrarese) trovò nella ricetta dei canederli (gnocchi di pane con pezzetti di speck, verdure e formaggio) un piatto di facile preparazione, in grado di poter far apprezzare la semplicità della tavola trentina, rispetto all’abbondanza di sapore della cucina emiliana. Oggi, mi concedo di rado di mangiare i canederli, cercando talvolta gusti più ricercati. Tuttavia, la sensazione che suscita il boccone di canederlo è come un viaggio indietro nel tempo, nella cucina in cui mia mamma sperimentava per le prime volte ricette di un territorio non suo.

Concludiamo con un tuo aneddoto, ricordi un momento in cui hai fatto delle scelte a tavola che ti hanno permesso di raggiungere gli obiettivi oppure al contrario, che ti hanno precluso questa possibilità? Puoi descriverle?

Il primo ricordo che mi viene in mente è stata una cena (credo l’ultima nelle condizioni che vado descrivendo) avuta con mio padre. Non capitava spesso di rimanere a casa da soli. Quella volta, nel tentativo di andare a mangiare una bisteccona di manzo (trovammo chiuso il ristorante fuori città che avevamo scelto), andammo a finire in una pizzeria. Non fu una semplice pizza con papà. Io avevo 22 anni, e per la prima volta ricordo di aver fatto un discorso da uomo a uomo con lui. Gli dissi che frequentavo una ragazza, non una qualsiasi ma una persona speciale con cui mi trovavo davvero bene, e che aveva conosciuto anche lui qualche tempo prima. La fierezza di quel momento, la modalità in cui dialogavo con lui, davanti ad una semplice pizza ed una birra, mi sono sempre rimasti in mente.

Con papà non avevo mai avuto un dialogo di quel tipo ed una modalità di relazione simile. Sentivo in qualche maniera di non essere visto dai suoi occhi come il figlioletto, ma come il ragazzo che iniziava a diventare un piccolo uomo. Quante altre pizze avremmo avuto così?!

Vi chiederete quale grande obiettivo mi ha permesso di raggiungere… Quella persona di cui parlai a mio padre, un anno dopo diventò la persona più importante per me, che mi aiutò a superare il momento di malattia di mio padre e la sua perdita. Quattro anni dopo tale persona diventò mia moglie (a 26 anni). Oggi, a distanza di 14 anni da quella pizza, con quella persona ho costruito una famiglia, e vivo ancora di più la fierezza di quel momento, immaginando ciò che mio papà mi direbbe nel vedermi uomo, marito, padre, e lavoratore orgoglioso. Purtroppo, porto con me il rammarico di non aver avuto più altre occasioni per provare le stesse sensazioni.

Grazie Gabriele per il tempo che ci hai dedicato, speriamo di reincontrarti presto.

Di seguito alcuni collegamenti utili per approfondire la conoscenza di Trento

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