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Stemma Teramo
Teramo – Cattedrale di Santa Maria Assunta – Grazie Italia – Business a tavola – Claudio Messina

A Teramo i fenici ci fondarono un emporio commerciale e identificarono la città con un nome che significava “Luogo isolato circondato dalle acque”. Insieme agli Etruschi contribuirono a farla crescere.

La cucina vanta sicuramente una tradizione di pasta fatta in casa come i Cannelloni, piuttosto che i Maccheroni alla chitarra,  i Pappicci (pasta corta) al pomodoro; le ceppe al sugo conosciuti localmente come “i makkarù nghe li cèpp”, grossi bucatini fatti a mano; i ravioli dolci di ricotta preparati con zucchero, ricotta, cannella, buccia di limone e tuorli d’uovo quindi conditi con sugo, zucchero e cannella; una versione di pasta con il pesce sono gli Spaghetti alla giuliese conditi con vongole, scampi, pomodoro, prezzemolo e peperoncino tagliato a pezzi; degno di nota anche il Minestrone alla Torricellese, preparato con fagioli, prosciutto, cotiche e ossa di prosciutto; il Cardone (cardo, pianta erbacea perenne) in brodo. Da accompagnamento le Scrippelle ‘mbusse, sottili frittatine preparate con farina, uova e acqua; altri piatti tradizionale il Timballo di scrippelle, le Virtù, piatto a base di legumi, verdure …

I vini a Teramo

La zona offre molta scelta per i vini, dai bianchi ai rosati e a rossi. A partire dal Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG, la denominazione più importante dell’Abruzzo, al Cerasuolo d’Abruzzo DOC da gustare nelle calde giornate estive, all’Abruzzo DOC, Colli Aprutini IGT, Controguerra DOC, espresso anche a bollicine e il Trebbiano d’Abruzzo DOC.

Passeggiando per le vie di Teramo, con il nostro amico e ospite Alessandro Lagonigro, ci accorgiamo che il centro di questa città è un trionfo di pietra e mattone. Il nostro giro parte dalla Cattedrale romanica di Santa Maria Assunta con il suo imponente portone in legno lavorato, passando dal borgo medievale di Teramo, conosciuto come Castello della Monica, ed incrociando anche alcuni edifici liberty. Alla fine della camminata siamo un po’ affamati e Alessandro ci porta in Piazza Martiri della Libertà, dove ci sediamo per ordinale l’aperitivo di rito. Ancora alcuni aneddoti sulla città e poi partono le domande.

Da 1 a 10 quanto è utile per te incontrarsi a tavola per fare business? e perché?

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Perché nel business e negli affari per poter trovare un’intesa con le altre parti, non basta solo trovare un accordo economico ma soprattutto un’affinità emotiva, e il cibo una tavola imbandita, rende le persone più intime e piacevoli e quindi facilita prima gli accordi.

Credi/ritieni esistano particolari usi, costumi locali nel relazionarsi a tavola? Idem in momenti più “soft” come le pause caffè, gli aperitivi ecc.

Nella mia provincia è molto usato il così detto “ammazza caffè” ovvero l’amaro dopo il pasto e/ o dopo il caffè. L’amaro tradizionale è la genziana, che è un liquore dal gusto molto amaro, di colore marrone-arancio chiaro, che proviene proprio dalle radici di genziana e alcool.

Se dovessi descrivere la tua città dove vivi tramite il piatto tipico, quale indicheresti? Anche più di uno.

Chitarra con le pallottine. Si tratta di spaghetti di pasta all’uovo realizzati con un telaio di legno sul quale sono fissati dei fili metallici che ricorda proprio una chitarra. Il condimento di questi spaghetti è un sugo di carni miste molto saporito che richiede una lunga cottura ed è arricchito con piccolissime polpettine di manzo. Appunto le pallottine. Scrippelle “mbusse” si presentano come sottili frittatine preparate con farina, uova e acqua. La loro versione “mbussa” ossia bagnate con brodo. Le mazzarelle si tratta di involtini di coratella di agnello avvolti da foglie di lattuga, serviti sia in bianco che con un buon sugo di pomodoro. Gli arrosticini detti anche rustell’ o rustelle sono spiedini di carne di castrato.

Se dovessi descrivere la città dove vivi tramite la bevanda tipica (alcolica o analcolica), quale indicheresti? Anche più di una.

Il vino cotto con gradazione alcolica di 20 gradi. È consumato a tavola come dessert o coadiuvante nella cura del raffreddore o dell’influenza. La ratafia è una bevanda a base di amarene e vino rosso ottenuto da uve del vitigno Montepulciano.

Puoi descrivere un rito o un’abitudine relativi alla tavola tipici della tua città?

Lo Sdijuno. Una merenda ricca, in grado di sostenere uomini e donne durante il duro lavoro nei campi. Lo sdijuno abruzzese è il pasto delle 11 del mattino. Ma cosa si mangia durante lo sdijuno? Pane onde (pane e olio), formaggio, salame ma anche pipidune e ove, i peperoni con le uova strapazzate cotti in padella, oppure pizza e foje, una pizzetta di granoturco cotta sotto il coppo, coperchio di ferro utilizzato per cuocere gli alimenti alla brace o direttamente nel camino, accompagnata da cicoria selvatica o casigne, ovvero il crespigno, pianta che cresce spontanea del territorio.

Hai una ricetta di famiglia, qualcosa che identifica le tue origini e che condivideresti?

Il Natale. La cucina tipica abruzzese per Natale riflette l’animo di una cucina semplice e povera. Nei piatti, prodotti di stagione che seguono i cicli dell’anno: verdure dell’orto, zuppe di legumi, sagne e fagioli, pasta con le sarde, tagliolini, baccalà, ciffe e ciaffe, torcinelli e cagionetti per chiudere in dolcezza con un bel bicchiere di vino cotto. Tutti intorno al camino. E che dire del pane cotto nel forno a legna, profumo dolce e “povero” di montagna macinato a pietra, magari con l’aggiunta di patate per risultare più morbido.

Concludiamo con un tuo aneddoto, ricordi un momento in cui hai fatto delle scelte a tavola che ti hanno permesso di raggiungere gli obiettivi oppure al contrario, che ti hanno precluso questa possibilità? Puoi descriverle?

Sì, solitamente quando voglio intraprendere strade importanti con persone che stimo e che voglio che percorrono quella strada insieme a me, li invito a pranzo o cena. Il pranzo che mi ha fatto più piacere, trascorso con altri quattro imprenditori, è stato un pranzo a base di pesce, nel quale abbiamo deciso insieme che le nostre strade era giunto il momento di far unire, e così è stato.

Grazie Alessandro per il tempo che ci hai dedicato, speriamo di reincontrarti presto.

Di seguito alcuni collegamenti utili per approfondire la conoscenza di Teramo

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