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Ragusa - Veduta - Grazie Italia - Claudio Messina - Business a tavola

Leggo Ragusa e penso subito allo splendore di Ragusa Ibla e dei chilometri percorsi per visitarla.
Ecco che spunta subito l’appetito che cerco di placare con qualche prodotto DOP come il formaggio Ragusano, un sugo preparato con il “Pomodoro di Pachino” condito con un olio DOP Monti Iblei e un pinzimonio con “Carota Novella di Ispica” per poi concludere in dolcezza con il “sabbioso” cioccolato di Modica, specialità unica di quella zona.
Tutto bagnato dalle eccellenze enologiche “Cerasuolo di Vittoria DOCG” “Vittoria DOC” “Sicilia DOC” e “Terre Siciliane IGT” disponibili per ogni palato: dai vini fermi ai frizzanti fino ai passiti.

Arrivando a Ragusa sappiamo che Nicoletta Pellegrino, Giovanni Burrafato e Tuccio Di Stallo hanno deciso di incontrarci in uno dei più antichi caffè della città, dove ci accolgono raccontando che in effetti si dice che sia “il più antico”. L’atmosfera è accogliente e l’aria ragusana ci invita a provare le tante delizie esposte al banco. Ordiniamo ghiottonerie consigliate dei nostri amici e partiamo con le domande.

Giovanni, da 1 a 10 quanto è utile per te incontrarsi a tavola per fare business? e perché?

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A mio avviso diventa un momento conviviale, in cui si riesce a discutere molto più serenamente rispetto ad una normale riunione lavorativa.
Nicoletta aggiunge: Stare a tavola e mangiare bene contribuisce sicuramente a creare un’atmosfera distesa e piacevole, che può senz’altro costituire terreno fertile per la creazione di relazioni. Io metto un 9.

Giovanni, ancora tu, credi o ritieni che esistano particolari usi, costumi locali nel relazionarsi a tavola? Anche in momenti più “soft” come le pause caffè, gli aperitivi …

Un costume o rituale tipico del ragusano è il rito del pagamento alla fine del pasto, che generalmente si conclude con il saldo del conto da parte dell’organizzatore.

Nicoletta, se dovessi descrivere la città dove vivi tramite il piatto tipico, quale indicheresti? Anche più di uno.

Abbiamo appena passato il periodo di Pasqua, e quindi non possono che venirmi in mente le “impanate” di carne di agnello e le “cassatelle” di ricotta. L’impanata consiste in un cestino di pasta di pane, chiuso da un coperchio di pasta, farcite all’interno con deliziosa carne di agnello. I bordi sono abilmente chiusi dalle mani esperte delle massaie ragusane che creano una sorta di cordoncino ripiegato su stesso.

Le cassatelle, ben diverse dalle cassate siciliane conosciute in tutta Italia, sono semplici cestini di pasta simile alla frolla ma lavorata con lo strutto, farciti con ricotta aromatizzata con limone e spolverate di cannella. Una vera delizia, da gustare tradizionalmente a Pasqua, ma anche durante l’anno!

Tuccio, se dovessi descrivere la città dove vivi tramite la bevanda tipica (alcolica o analcolica), quale indicheresti? Anche più di una.

Sicuramente il vino locale, come ad  esempio il Cerasuolo di Vittoria o il Frappato, o ancora meglio il più conosciuto Nero d’Avola.

Nicoletta, puoi descrivere un rito o un’abitudine relativi alla tavola tipici della tua città?

Mi viene in mente la tradizione dei mesi invernali, che è quello di consumare la cena in masseria gustando la ricotta calda appena preparata. Il pasto propone antipasti e rusticherie tipici del territorio, scacce (focacce), arancine, casocavaddu (caciocavallo) e altri formaggi, salumi, per arrivare infine alla ricotta calda che viene servita con o senza siero, a seconda dei gusti, in ciotole di terracotta. Chi la preferisce con siero ci inzuppa il pane di casa, cioè il pane tradizionale ragusano di pasta dura.

Sempre tu Nicoletta, hai una ricetta di famiglia, qualcosa che identifica le tue origini e che condivideresti?

Una ricetta che ho imparato è quella delle scacce ragusane, focacce ripiene di salsa di pomodoro condita con abbondante caciocavallo ragusano e basilico, che piacciono molto in famiglia. La preparazione è abbastanza semplice. Si prepara la pasta con farina di semola, acqua sa le e poco lievito. L’impasto deve essere elastico e consistente. Dopo la lievitazione si stende l’impasto in una sfoglia sottile sottile, sulla quale viene distribuito il ripieno di salsa.

Quindi si ripiegano verso il centro i lembi della sfoglia, si cosparge ancora con la salsa e si ripiega, il tutto per un paio di volte. Si ottiene quindi una sorta di fagottino, pronto per essere infornato. Le scacce sono buone sia calde che fredde, si possono farcire anche con ricotta e salsiccia fresca sgranata, ricotta e cipolla, ricotta e spinaci.

Concludiamo con un tuo aneddoto Tuccio, ricordi un momento in cui hai fatto delle scelte a tavola che ti hanno permesso di raggiungere gli obiettivi oppure al contrario, che ti hanno precluso questa possibilità? Puoi descriverle?

Un aneddoto, che da parecchio tempo racconto come esempio di come si possa fare business a tavola, è quello di una mancata cena perpetuata con un amico cliente, che è ormai diventata un rito.

Grazie Nicoletta, grazie Giovanni e grazie Tuccio per il tempo che ci avete dedicato, speriamo di reincontrarvi presto.

Di seguito alcuni collegamenti utili per approfondire la conoscenza di Ragusa

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Alcune immagini sono pubblicate grazie a Wikipedia secondo le regole del Creative Commons – ShareAlike
Foto di copertina Dottorpeni / CC BY

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