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Stemma Latina
Latina – Cattedrale di San Marco – Grazie Italia – Business a tavola – Claudio Messina

Fondata con il nome di Littoria durante il ventennio fascista, dopo la bonifica dell’Agro Pontino, Latina fu inaugurata nel 1932. Si può definire una delle città più giovani d’Italia. Assunse il nome di Latina a fine della seconda guerra mondale nel 1945.

La cucina a Latina

Le vicinanze alle città di Roma e Napoli hanno influenzato la cucina della giovane Latina e l’Agro Pontino. Da ricordare e provare la Tiella di Gaeta, sfoglie di pasta con ripieno misto di prodotti di terra o di mare (tipiche quella con il polpo, oppure scarola con baccalà, oppure sarde o alici, cipolla…;  il tortino di alici (conosciuto anche come pesce alla recanata), preparato con alici e molliche di pane o pan grattato da gustare sia freddo che caldo; la “Bazzoffia” o “zuppa dell’amore”, preparato con pane raffermo inzuppato con diverse verdure come carciofi, fave, piselli, bieta, lattuga e cipolla fresca; la zuppa di fagioli alla sezzese, preparata con pagnotta casareccia rafferma, fagioli cannellini e odori vari; anche i carciofi e i broccoletti cucinati alla “sezzese” meritano in assaggio; per concludere in dolcezza non fatevi mancare la crostata di visciole e le ciambelline al vino.

Nonostante la giovane età e le ingombranti vicinanze Latina vanta diversi prodotti a denominazioni di origine come: l’olio Colline Pontine DOP, il Sedano Bianco di Sperlonga IGP, l’Oliva di Gaeta DOP, il Kiwi Latina IGP, l’Agnello del Centro Italia IGP; l’Abbacchio Romano IGP, la Ricotta Romana DOP e il Carciofo Romanesco del Lazio IGP.

I vini a Latina

Anche per i vini contribuisce in varie denominazioni come Aprilia DOC, Castelli Romani DOC, Circeo DOC, Cori DOC, Lazio IGT, Terracina o Moscato di Terracina DOC e Velletri DOC.

Il nostro viaggio attraverso tutte le province d’Italia non poteva che finire a Latina. Non per motivi geografici o di preferenze territoriali, bensì per la nostra ospite di oggi: Irene Alleruzzo. Co autrice del libro Referral Tasting insieme a Claudio, grande amica e collega, è veramente un piacere averla come ciliegina sulla torta alla fine di questo tour culturale e gastronomico. Mentre percorriamo le vie di questa città relativamente nuova, partendo da Piazza del Popolo per dirigerci verso la Cattedrale di San Marco, le osservazioni sulla città e gli aneddoti su Latina, si intrecciano con i ricordi di questi mesi. È divertente trovare similitudini, punti in comune, modi di dire e usanze raccolti e registrati a centinaia di chilometri di distanza, ma apparentemente identici.

Arrivati all’ultima intervista e molto facile per noi tirare le somme ed essere certi che, dopo 109 visite ad altrettante province italiane, tutte le piccole e grandi differenze che abbiamo incontrato, relative alla tavola e allo stare insieme, sono un collante che unisce tutto il nostro paese. Non a caso il nostro progetto si chiama Grazie Italia. Nei pressi del parco cittadino, dopo aver visto l’obelisco intitolato ai caduti, Irene ci conduce in un locale dove iniziare quest’ultima intervista. Ci sediamo e partono le domande.

Per l’ultima volta? Chissà…

Irene, da 1 a 10 quanto è utile per te incontrarsi a tavola per fare business? e perché?

10
C’è un grande elemento che a mio parere accomuna il business e il cibo, e quindi i pasti. Ed è il futuro! E non sto parlando del futuro del food, dell’industria alimentare o di nuovi servizi di catering appositamente pensati per il business. Ma parlo proprio della dimensione futuribile sia del business che del cibo. Un imprenditore un professionista non considera mai un progetto come l’ultimo progetto ma è subito pronto a passare ad un altro e a programmare, nel futuro, altre attività. Allo stesso modo quando ci alziamo da tavola il pasto che abbiamo appena concluso non è mai l’ultimo pasto (attenzione: la promessa “ho mangiato troppo, non mangio per tre giorni” non vale. Si sa che non lo faremo…). Anzi.

I più gourmand (di cui faccio assolutamente parte) stanno già pensando a quello che mangeranno il giorno dopo o a quale specialità proveranno la prossima volta che andranno in un determinato locale (le vie delle papille gustative sono infinite). Quando uniamo business e cibo stiamo iniziando a scrivere un pezzo di futuro. Magari ci ricapiterà di incontrare quel cliente/fornitore/conoscenza altre innumerevoli volte a tavola. O forse lo cancelleremo dalla nostra rubrica per sempre…chissà! Ma a tavola si capiscono tante cose della persona che abbiamo davanti. E nonostante il gusto sia, tra i 5 sensi, quello più impegnato durante il pasto, condividere un momento così intimo attiverà tutti i recettori del nostro sesto senso, fondamentale per le relazioni professionali.

Credi/ritieni esistano particolari usi, costumi locali nel relazionarsi a tavola? Idem in momenti più “soft” come le pause caffè, gli aperitivi ecc.

Piccola premessa doverosa 🙂 non sono originaria di Latina (dal cognome si può facilmente intuire che sono originaria della terra di Sicilia) ma la mia mamma è di Gaeta, luogo dove ho vissuto tutte le vacanze da quando avevo due mesi e che oggi per me rappresenta il concetto più vicino alla parola casa: il luogo degli affetti, della spiaggia, delle vacanze, dei giochi, dei nonni…e ovviamente delle maratone gastronomiche a cui non si può sfuggire mai, nemmeno con 40 gradi. Come uso o costume locale potrei citare tranquillamente una frase di mia nonna che recita: cosa apparecchiamo a fare la tavola se poi non abbiamo nulla da metterci sopra? Ecco il concetto di imbandire la tavola per mia nonna ovviamente è quello di non lasciare nemmeno un millimetro vuoto sulla tovaglia. Ma posso tranquillamente affermare che questo concetto sia comune anche in altri ambienti o in altre case 🙂 Una vera e propria cultura dell’abbondanza e della condivisione.

Se dovessi descrivere la tua città dove vivi tramite il piatto tipico, quale indicheresti? Anche più di uno.

Per me Gaeta vuol dire Tiella (e penso sia abbastanza diffusa per tutta la provincia). Attenzione a non confonderla con la Tiella pugliese (riso, patate e cozze). La tiella di Gaeta, unica e inimitabile, è fatta da due dischi di pasta (quella per la pizza per intenderci) e racchiude all’interno svariati ripieni. A casa della nonna, e penso anche in tante case gaetane, il ripieno è rigorosamente “di magro”. E via quindi con i ripieni di Cipolle, di Alici, di Scarola e baccalà, di Zucchine e Uovo e poi, la migliore per me in assoluto, la tiella di Polipo. Il mio comfort food per eccellenza. Per me Tiella non è solo una semplice pietanza. Per me significa festa, arrivi, partenze, vigilie. Un metronomo di emozioni. Fino all’ultimo morso (ma solo per il momento. Finita una fetta di Tiella già stai pensando alla prossima che mangerai).

Se dovessi descrivere la città dove vivi tramite la bevanda tipica (alcolica o analcolica), quale indicheresti? Anche più di una.

Sulle bevande ammetto una totale impreparazione…Ma penso che il miglior abbinamento per una bella porzione di tiella sia una birra gelata. Scrivo penso perché io accompagno la tiella con dell’acqua anche perché la birra non rientra tra le mie preferenze (lo so, lo so… shame on me).

Puoi descrivere un rito o un’abitudine relativi alla tavola tipici della tua città?

Anche qui la parola futuro ritorna. Prepotente. A casa della nonna (ma so da fonti più che sicure che succede in molte altre case) non si va dormire se non si pone la fatidica domanda: Ma a pranzo domani cosa mangiamo?

Hai una ricetta di famiglia, qualcosa che identifica le tue origini e che condivideresti?

Ci sono 2 ricette che associo sempre alla mia famiglia anche se ammetto non so quanto siano identificative della provenienza geografica :): il baccalà con le patate. E poi le zeppole. Il baccalà con le patate è un’ode alla pazienza. Il baccalà infatti va prima messo a bagno e fatto dissalare per poi essere cotto piano piano e a lungo con le patate e il pomodoro. È servito bollente. Insomma una ricetta tipicamente estiva. Le zeppole fritte invece sono il simbolo della festa (e del fumo in cucina). Da me si mangiano quasi solo a Natale e la tradizione di casa vuole che se ne preparino di tre tipi: con il cavolfiore, con il baccalà e con lo zucchero.

Concludiamo con un tuo aneddoto, ricordi un momento in cui hai fatto delle scelte a tavola che ti hanno permesso di raggiungere gli obiettivi oppure al contrario, che ti hanno precluso questa possibilità? Puoi descriverle?

Più che un aneddoto è una regola di famiglia che mi ha dato molto nella vita (anche fuori dalla tavola). Ed è quella di non alzarsi mai da tavola anche se, come capita anche nelle migliori famiglie, si era nel mezzo di una discussione anche animata. Questo mi ha dato tre grandi insegnamenti: il rispetto per il cibo che significa ad avere rispetto per le risorse che ogni giorno utilizziamo, il rispetto per il lavoro di chi aveva cucinato e aveva impiegato tempo e sforzi per preparare il pasto che insegna a non dare nulla per scontato o dovuto. Ma l’insegnamento migliore è stato quello di imparare a gestire le relazioni anche in momenti che potevano essere critici. Perché non alzarsi da tavola vuol dire non venire mai meno ai propri impegni e ai nostri doveri nei confronti degli altri. E questa è la base delle relazioni.

Grazie Irene per il tempo che ci hai dedicato, noi ci reincontreremo di sicuro.

Di seguito alcuni collegamenti utili per approfondire la conoscenza di Latina

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